Grano al glifosato…

Da tempo si parla della questione della bassa qualità del grano proveniente dal Canada e soprattutto del trattamento al glifosato che oltre ad avere un grado elevato di tossicità per gli operatori rimane nel grano che viene utilizzato per la produzione di pasta. Il glifosato è un forte immunodepressivo ed in situazioni pandemiche come quella che stiamo vivendo è estremamente importante che il nostro sistema immunitario sia al massimo dell’efficienza. Per cui dobbiamo indicare precisamente il nostro orientamento nel consumo e pretendere almeno prodotti italiani senza trattamenti chimici se non vogliamo o possiamo andare verso prodotti biologici-biodinamici.

Ma le navi continuano ad arrivare al porto di Bari e scaricano migliaia di tonnellate di grani duri canadesi ed esteri di basso costo da utilizzare nelle industrie alimentari italiane approfittando del momento particolarmente difficile dal lato economico. Il senatore Saverio De Bonis del gruppo misto ha depositato un’interrogazione rivolta ai Ministri Bellanova e Speranza, sottoscritta anche dai senatori Martelli, Ciampolillo, De Falco, Buccarella, Nugnes, Bonetti, Saccone, Leonardo e Papatheu, in cui ricorda di avere già presentato quattro atti di sindacato ispettivo riguardanti l’importazione di grani esteri e di non aver mai ricevuto risposta.

Testualmente afferma: “Nella comunità scientifica – ha proseguito – sono sempre più fondati i sospetti che il glifosato sia tra le cause probabili del morbo di Parkinson, inoltre  glifosato e Don sono potenti immunodepressivi che espongono più facilmente al rischio del Covid-19. Nel silenzio colpevole delle due grandi autorità pubbliche al di qua e al di là dell’Oceano (EPA ed EFSA sembrano del tutto cieche di fronte alle pesanti ombre sul pesticida più usato nella storia dell’umanità) gli indizi assumono la forma di prove”.

Per questa ragione ha chiesto ai Ministri della Salute e dell’Agricoltura:

“se non ritengano che i grani esteri, provenienti da aree dove il clima impone l’impiego di glifosato, debbano essere assoggettati al principio di precauzione comunitario previsto dal regolamento (UE) n. 2016/1313, recepito dal decreto del Ministero della salute del 9 agosto 2016, ma mai applicato con apposte circolari dai dirigenti degli uffici periferici USMAF;

se non ritengano indispensabile far disporre immediati ed adeguati controlli in ossequio alla citata normativa comunitaria e nazionale, che vieta l’utilizzo di glifosato, prelevando i campioni da ogni stiva, affidandole a laboratori accreditati e rendendo noti gli esiti delle analisi e del monitoraggio;

se e quali iniziative intendano assumere al fine di scoraggiare l’acquisto e l’utilizzo di grani esteri che vengono miscelati con il grano duro nazionale, di ottima qualità, falsando le quotazioni del mercato italiano, come ha dimostrato la sentenza del TAR Puglia n. 1200/2019 del 16 settembre 2019 e costringendo gli agricoltori italiani ad abbandonare la coltivazione e produzione di grano”.

Il senatore conclude dicendo che: “I cittadini meritano rispetto e tale rispetto parte anche dal divieto di fare arrivare sulle tavole degli italiani cibo contaminato e nocivo alla loro salute”.

Interrogazione Sen. Saverio De Bonis

Ripartire su due ruote…

Ormai è chiaro a tutti, qualsiasi sia la ripartenza dobbiamo considerare un modo diverso di trattare la nostra mobilità. I motivi sono tanti e tutti hanno solide motivazioni: miglioramento della salute, riduzione dei tempi di trasferimento, riduzione degli agenti inquinanti, riduzione dei costi, diversa ripartizione degli orari di lavoro.

Una specie di rivoluzione epocale che deve far capire a tutti che non si può fare tutto con l’unica discriminante del costo. Dietro a quel costo “istantaneo” che viene indicato in prima battuta si nascondono una quantità di costi indiretti e nascosti che possono essere visti solo a posteriori, spesso a molta distanza di tempo.

La nostra promozione di un modello di trasporto alternativo è il motivo trainante della nostra azione associativa perchè siamo convinti che il trasporto possa essere il vero cambio di marcia. Per questo analizziamo tutto quello che fanno gli altri territori e cerchiamo di aggiornare le amministrazioni locali che adesso corrono dietro a tante altre emergenze cercando di riassumere le best practice di altre aree.

Proprio in questi giorni, facendo la quotidiana analisi, ci siamo imbattuti in un grande lavoro di Bikenomist rivolta alle amministrazioni con indicazioni generali, specifiche per la realizzazione di piste ciclabili di emergenza, riqualificazione delle sedi stradali e dei parcheggi, comunicazione della variazione della viabilità e tanti altri elementi utili.

Sicuri di aver interpretato il messaggio degli estensori del lavoro, lo pubblichiamo integralmente. Altre indicazioni sono disponibili su 

RME-Piano-di-azione-mobilità-urbana-post-covid

Bikenomist-Piano-strategico-per-la-riduzione-della-sedentarieta

Manuale-di-comunicazione-della-Nuova-Mobilita-Urbana

GIORNATA DELLA TERRA 2020, OGGI IL CINQUANTENARIO…

Ogni anno, un giorno dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile, si celebra la Giornata della Terra, in inglese Earth Day, giunta quest’anno al suo 50°anniversario.

Parliamo della più grande manifestazione del pianeta, la cui storia è davvero interessante.

Si parte, infatti, dall’intuizione di John Mc Connell, un attivista per la pace, interessato anche all’ecologia, dell’idea che gli esseri umani abbiano l’obbligo di occuparsi della terra, condividendone le risorse in maniera equa.

La storia della Giornata della Terra

Nel 1969, nel corso della Conferenza Unesco a San Francisco, Mc Connell propose una giornata per celebrare la vita e la bellezza della terra, mettendo in guardia tutti gli uomini sulla necessità di preservare e rinnovare gli equilibri ecologici minacciati,dai quali dipende tutta la vita terrestre.

La proposta fu ben accolta e ad essa seguì il festeggiamento del Giorno della Terra della città di San Francisco, il 21 marzo 1970.

L’ufficializzazione della Giornata della Terra si ebbe, invece, un mese dopo, il 22 aprile 1970, costituita da Gaylord Nelson, seppur pensandola come manifestazione ecologista prettamente statunitense, mentre si deve a Denis Hayes l’impegno a renderla una manifestazione internazionale, che oggi coinvolge ben 193 Paesi.

Le iniziative virtuali pensati per questo 2020

Purtroppo quest’anno, causa Covid-19, non ci dimenticheremo mica della Terra, celebrandola virtualmente. Tante le iniziative virtuali in programma. Eccone alcune.

Il flash mob virtuale di Legambiente

Legambiente lancia un messaggio importante in occasione della 50esima Giornata della Terra :”Noi torneremo ad abbracciarci presto. Lei ha bisogno di noi. Anche ora. Il 22 aprile Abbracciamola”.

er l’occasione, Legambiente lancia un flash mob virtuale, volto a tenere alta l’attenzione sulla cura e sul rispetto del pianeta, anche in questo momento difficile di convivenza con il Coronavirus.

Partecipare è semplice: è sufficiente abbracciare un mappamondo, una foto della Terra o anche un disegno, da preparare magari insieme ai bimbi, o realizzare una piccola scultura, dando largo alla creatività. Le foto vanno postate sui social il 22 aprile, aggiungendo gli hashtag #Abbracciamola e #EarthDay. Maggiori info sono presenti sul sito www.legambiente.it/abbracciamola .

Chiarimenti per il 5G: il Decreto Cura Italia approda in aula per gli emendamenti…

Nel corso della pandemia di Covid-19 sono state fatte una serie di correlazioni tra il 5G e la diffusione del virus. Tecnicamente non ci sono evidenze scientifiche che giustificano questo collegamento ma il fatto di incrementare ulteriormente l’esposizione delle persone ad un ulteriore gamma di frequenza non è di certo salutare. Quindi qui non si parla tanto di questa nuova frequenza ma dell’incremento di ponti radio. Le domande sono: riteniamo davvero che una nuova tecnologia sia veramente necessaria per connettere tutti i dispositivi? E’ questa la strada che vogliamo percorrere con costi molto importanti per la collettività per migliorare il nostro stato di comfort potenziale?

Il Decreto Cura Italia approda in aula e sono ore cruciali per le sorti del 5G nel nostro Paese. Come da calendario, il 21 aprile, spazio agli emendamenti per votare a Montecitorio la fiducia, molto probabilmente entro fine settimana. Relatrice del Cura Italia alla Camera dei Deputati sarà l’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Sotto i riflettori è finito, in particolare, l’art 82 del Decreto, rubricato Misure destinate agli operatori che forniscono reti e servizi di comunicazioni elettroniche“.

Secondo l’ISDE Italia l’articolo 82 sottende una manovra di lancio per il 5G

Molto ferma la posizione dell’ISDE Italia, che vede l’articolo 82 del Decreto Cura Italia come una vera e propria manovra di lancio del 5G.

In una nota, l’Associazione Medici per l’Ambiente , denuncia l’accelerazione del programma di realizzazione del 5G in Italia, favorita dall’articolo 82. Riportiamo i punti salienti della nota-denuncia.

Concessione di un potere illimitato alle multinazionali delle telecomunicazioni

La nota dell’ISDE inizia così: “In riferimento al Consiglio dei Ministri del 16 marzo 2020, che ha approvato il decreto-legge Cura Italia recante misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per imprese, lavoratori e famiglie connesse all’emergenza sanitaria Covid-19.

Tra “le pieghe di questo provvedimento” risulta l’articolo 82 dove si autorizzano le Compagnie di Telecomunicazione allo …”svolgimento di ogni utile iniziativa per potenziare le infrastrutture di comunicazioni elettroniche” . Tale autorizzazione assume il significato che si sta concedendo un potere illimitato alle multinazionali delle telecomunicazioni che non potrà che facilitare la realizzazione del programma 5G“.

L’appello degli scienziati e dei medici sulla pericolosità del 5G

La nota dell’ISDE ricorda l’appello degli scienziati per le moratorie del 5G alla Commissione Europea, sottoscritte da 164 scienziati e medici e 95 organizzazioni non governative secondo i quali il 5G aumenterà l’esposizione a radiazioni da radiofrequenza oltre a quelle già in uso del 2G,3G,4G,wi-fi, con un conseguente rischio per la salute umana e per l’ambiente.

La violazione del codice di Norimberga

Nella nota l’ISDE ricorda che qualsiasi sperimentazione sull’uomo senza consenso rappresenta una violazione del Codice di Norimberga , ricordando come ad essa risultino già stati depositati esposti basati su tale ultima considerazione presso le competenti autorità sovranazionali proprio in ambito di inquinamento da standard 5G.

l principio di precauzione

Appellandosi proprio al principio di precauzione, l’ISDE rinnova la richiesta di moratoria avanzata a più riprese, richiedendo di non promuovere l’utilizzo del 5G su ampia scala sino a quando non saranno effettuati studi indipendenti che documentino in maniera esaustiva l’assenza di effetti biologici avversi per la salute umana o ricadute comunque negative per altre forme di vita (es. insetti impollinatori) o l’ambiente della suddetta tecnologia e sino a quando non si rendano disponibili strumenti tecnici e normativi adeguati alla tutela della salute pubblica.

Le scelte del Vaticano

Con grande lungimiranza, già nel 2017 Papa Francesco aveva spento le ultime antenne ad onde corte di Radio Vaticana per posizionarsi su altre frequenze e canali web molto meno impattanti sulla salute degli abitanti. Ma il Vaticano aveva già proceduto a dismettere progressivamente dal 2007 l’impianto di Galeria di Roma. Vale la pena di ricordare che Papa Bergoglio ricevendo monsignor Dario Viganò, Prefetto della segreteria per la Comunicazione, la persona alla quale ha affidato l’intero maxi progetto, lo ha incoraggiato ad andare avanti, a fare presto, a perseverare. La riforma delle comunicazioni è vitale per il futuro. «Non dobbiamo avere paura della riforma che non è imbiancare le cose, organizzarle in un altro modo. Non lasciamoci vincere dall’attaccamento a un passato glorioso, piuttosto facciamo vivere il gioco di squadra». Se necessario si può usare persino «un po’ di violenza buona». Come dire che nella ristrutturazione di un settore cruciale è bene non indugiare troppo. Il tempo è prezioso. Grande prova di lungimiranza…

L’Ecuador venderà parte della sua foresta pluviale amazzonica alle compagnie petrolifere cinesi…

Non c’è bisogno di dire quanto la foresta amazzonica sia importante per la vita di tutti noi. Contiene flora e fauna di grande importanza e rappresenta un bacino indispensabile di biodiversità. Ma purtroppo il governo ecuadoriano, stretto dai debiti nei confronti della Cina ha deciso di vendere 1/3 della superficie della foresta pluviale. Una vera catastrofe per la nostra salute.

Secondo Business Insider, l’Ecuador sta pianificando di mettere all’asta tre milioni di 8,1 milioni di ettari di foresta pluviale amazzonica incontaminata alle compagnie petrolifere cinesi, riferisce Jonathan Kaiman di The Guardian.

Il rapporto arriva quando l’inquinamento da idrocarburi ha costretto il vicino Perù a dichiarare uno stato di emergenza ambientale nella sua foresta pluviale amazzonica settentrionale.

L’Ecuador è in debito con la Cina oltre 7 miliardi di dollari – oltre un decimo del suo PIL – a partire dalla scorsa estate.

Nel 2009 la Cina ha iniziato a prestare all’ Ecuador miliardi di dollari in cambio di spedizioni di petrolio. Ha anche contribuito a finanziare due dei più grandi progetti di infrastrutture idroelettriche del paese e la China National Petroleum Corp  potrebbe presto avere una  quota del 30%  in una raffineria di petrolio da 10 miliardi di dollari in Ecuador.

“La mia comprensione è che questo è più un problema di debito – è perché gli ecuadoriani sono così dipendenti dai cinesi per finanziare il loro sviluppo che sono disposti a scendere a compromessi in altri settori come le normative sociali e ambientali”, Adam Zuckerman, ha dichiarato al Guardian un attivista per i diritti umani della ONG californiana Amazon Watch.

I sette gruppi indigeni che vivono sul quelle terre non sono felici, soprattutto perché l’anno scorso un tribunale ha stabilito  che i governi devono ottenere “consenso libero, preventivo e informato” dai gruppi nativi prima di approvare le attività petrolifere sulla loro terra indigena.

“Non ci hanno consultato e siamo qui per dire ai grandi investitori che non hanno il nostro permesso di sfruttare la nostra terra”, ha detto Narcisa Mashienta, leader del popolo Shuar dell’Ecuador, in un rapporto: guarda il video

Dan Collyns di The Guardian riferisce che “gli indigeni che vivono nel bacino del fiume Pastaza, vicino al confine del Perù con l’Ecuador, si sono lamentati per decenni di gravi forme di  inquinamento “, che è stato causato da alti livelli di composti legati al petrolio nella zona. La società argentina Pluspetrol gestisce i giacimenti petroliferi dal 2001.

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